Istituto Parri

Sezione didattica

Mostre

Il mito scolastico della Marcia su Roma, a cura di Gianluca Gabrielli

La Marcia su Roma fu la prova di forza usata dal Fascismo per giungere al potere; una volta al governo, il regime costruì su di essa un'articolata narrazione propagandata come mito fondativo per tutto il Ventennio. Il 28 ottobre divenne presto una festa nazionale, e la sua epopea il pane quotidiano per scolari e insegnanti impegnati nella sacralizzazione scolastica del regime.

La mostra si sviluppa su due percorsi paralleli: quello storico-fattuale della conquista del potere da parte del fascismo, e quello didattico della trasmissione del mito a scuola. Nel primo percorso vengono ricostruite la violenza squadrista contro gli uomini e le cose, gli interessi e le connivenze che ne favorirono la vittoria, gli sviluppi del fascismo al potere, la resistenz aantifascista. Nel secondo percorso sono esposti i materiali didattici con cui fu insegnata la trasfigurazione scolastica della marcia: un vero ABC del Fascismo.

Note tecniche                                                                                                                                                                                                            La mostra si compone di 16 pannelli in versione manifesto di dimensione 100x70 ciascuno; una teca con oggetti simbolici della violenza squadrista e altri reperti della scuola fascista.

Editoria                                                                                                                                                                                                                       La mostra è dotata di una guida cartacea - Dossier (fornita in versione pdf), come strumento di supporto alla conoscenza e all'approfondimento della ricerca.

Attività didattiche

A cura di Lorena Mussini sono stati creati alcuni percorsi didattici laboratoriali ispirati ai temi della mostra, che possono essere realizzati con l’utilizzo di diverse metodologie di lavoro: lavoro di gruppo, domande-guida sui documenti, rielaborazione individuale o collettiva, scritta od orale, dei risultati ottenuti alla fine del percorso. Volutamente si vuole lasciare al singolo docente, professionista della disciplina, la scelta di calibrare gli obiettivi e le metodologie in base al livello di competenze posseduto dagli studenti, ai prerequisiti rilevati, alle scelte dei tempi e delle fasi di programmazione del laboratorio all’interno del curricolo previsto per la classe e l’indirizzo di studi

 

 

Io sono testimonianza. Ritratti di sopravvissuti alla stage del 2 agosto 1980 

Mostra fotografica e multimediale. Fotografie di Martino Lombezzi. Testi storici di Cinzia Venturoli. 

 

Sabato 2 agosto 1980 alle 10,25 una valigia contenente una miscela di tritolo e T4 venne abbandonata all'interno della sala d'attesa di seconda classe della stazione centrale di Bologna gremita di persone. La deflagrazione di questo ordigno ad alto potenziale provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe, dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar, e di circa 30 metri di pensilina. L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. I vetri delle biglietterie e di tutti gli edifici circostanti andarono in frantumi. Il tragico bilancio dell'esplosione fu di 85 morti e 200 feriti: bambini, donne, uomini, giovani ed anziani, italiani e stranieri furono coinvolti in questa strage. 

Trent'anni dopo si è scelto di raccontare questo episodio, il più cruento attentato nella storia italiana del dopoguerra, attraverso i ritratti e le voci di alcune tra le persone che il 2 agosto 1980 di trovavano alla stazione di Bologna. La mostra è stata concepita come un percorso attraverso le biografie e la memoria di queste persone (otto in totale) tutte colpite dallo scoppio della bomba. I ritratti, a colori e di grande formato, sono affiancati da una fotografia di un oggetto, in documento, un traccia di quel giorno, e da brevi testi biografici. 

Alla mostra è affiancato il filmato "Una giornata estiva" realizzato da Martino Lombezzi e Stefano De Felici. Nel video le testimonianze delle persone ferite sono montate insieme ed organizzate in ordine cronologico: nella prima parte del filmato viene chiesto loro di ricostruire la giornata del 2 agosto 1980, i motivi per i quali si trovavano a passare dalla stazione di Bologna, quello che ricordano del momento  dell'esplosione e degli istanti successivi. Si passa poi a ricostruire, sempre attraverso le loro voci, sia il difficile pecorso di riabilitazione fisica e psichica, che il rapporto con l'avvenimento e il luogo dove esso è avvenuto. Viene inoltre descritto il percorso di impegno civile che ha portato alcuni feriti, dopo anni di dolore privato, a confrontarsi con la dimensione pubblica della strage e con la necessità di contribuire a costruire e tramandare la sua memoria. 

INFORMAZIONI TECNICHE

La mostra si compone di 12 pannelli in forex di 2 metri x 1 metro ciascuno, non autoportanti. I pannelli sono agganciabili al muro, a griglie o altri supporti tramite profili di alluminio a T già applicati sul retro dei pannelli stessi, muniti di fori per il fissaggo. Il montaggio e il trasporto sono molto semplici e veloci. I pannelli, imballati a sei a sei, formano due pacchi d'ingombro pari a un materasso singolo. Il video, in formato DVD, è proiettabile su schermo o con videoproiettore ed ha la durata di 29'. 

 

Trame di pace: simboli, carte, azioni di un'utopia possibile (1945/2003), a cura di Nadia Baiesi, Gianluca Gabrielli, Elda Guerra, Rossella Ropa, Cinzia Venturoli e Angela Verzelli

L’esposizione propone un viaggio nel mondo dei simboli e della pratiche adottate da gruppi, associazioni e movimenti nel corso del Novecento per diffondere una cultura di pace: dalle bandiere “patchwork”, emblema delle lotte delle associazioni femminili nel secondo dopoguerra, alle bandiere arcobaleno della campagna «Pace da tutti i balconi» del 2003 per scongiurare il secondo conflitto in Iraq ed esprimere una possibilità di comune convivenza; dalle lotte contro l’utilizzo delle armi nucleari all’obiezione al servizio militare ai pacifismi femministi.
La mostra, curata da Nadia Baiesi, Elda Guerra, Gianluca Gabrielli, Rossella Ropa, Cinzia Venturoli, Angela Verzelli, prevede tre percorsi.
Il primo, dedicato ai simboli, dopo un preambolo sul periodo che precede la prima guerra mondiale, si snoda a partire dal 1945 riprendendo simbologie antiche, come la colomba (disegnata in molteplici versioni da Pablo Picasso), o il fucile spezzato, per significare il rifiuto assoluto della violenza, ed inventandone di nuovi come il famosissimo emblema del movimento contro il nucleareche rappresenta, all’interno di un cerchio, la stilizzazione delle lettere N (Nuclear) e D (Disarmament); fino alla reinvenzione della bandiera arcobaleno, in realtà già presente ad inizio secolo, voluta da Aldo Capitini e dal movimento da lui fondato, nelle marce della pace degli anni ’60 e ’70, e diffusa poi largamente negli ultimi venti anni del Novecento.
Un secondo percorso di carattere storico ricostruisce i diversi contesti e prende in considerazione l’impegno dei movimenti per la pace nei confronti di ogni conflitto distruttivo, il loro misurarsi con gli scenari internazionali e le vicende nazionali.
Il terzo, di carattere tematico, rappresenta un approfondimento sulle pratiche, di volta in volta inventate e messe in campo dai diversi movimenti per promuovere un’idea di pace che non è solo assenza di guerra, ma impegno a costruire una società più giusta e solidale. 
Per i curatori la mostra risponde a una duplice finalità, insieme divulgativa e didattica. In tempi in cui la violenza scoppiata in molti paesi - dall’Africa al Medio Oriente, dall’Europa dell’Est all’America Latina – interpella nuovamente il mondo pacifista, l’intenzione è di avvicinare un pubblico il più possibile ampio, con un linguaggio diretto e necessariamente sintetico, a un argomento alle volte trascurato o sottovalutato.
Una particolare attenzione è rivolta al mondo della scuola e dei giovani, con l’obiettivo di individuare percorsi che guidino le giovani generazioni attraverso un passato per loro remoto, perché, anche in una realtà che lascia poco spazio a uno sguardo verso il futuro, ricomincino a confrontarsi con le grandi questioni delle scelte individuali e collettive appartenute all’arcipelago pacifista e con azioni finalizzate a costruire un «mondo diverso e possibile»
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