Istituto Parri

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Statuto

Modificato il 28 giugno 2013.

Preambolo

Cinquant’anni or sono, nel 1963, nasceva a Bologna, per iniziativa di un gruppo di intellettuali e di protagonisti dell’Antifascismo e della Resistenza, la Deputazione regionale per la storia della Resistenza, che si sarebbe trasformata nell’Istituto Parri Emilia-Romagna. Le sue finalità, coerenti con gli indirizzi stabiliti nel 1949 per l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia da Ferruccio Parri, erano quelle di raccogliere le memorie e la documentazione di tutto ciò che aveva costituito, nelle forme e nelle espressioni più diverse, fra gli anni Venti e il 1945, l’opposizione alla dittatura e alla guerra fascista. Un’azione più che mai necessaria, in vista di una futura opera di ricostruzione storiografica e di educazione civile alla memoria collettiva, anche perché ben difficilmente le tradizionali istituzioni storico-archivistiche, bibliotecarie e accademiche avrebbero potuto occuparsi della ricerca e della salvaguardia delle tracce diffuse che la scelta e l’azione di tanti uomini e tante donne “comuni” avevano lasciato e dei  “percorsi di memoria” che avevano aperto.

La tensione civile e politica e la sensibilità culturale che hanno sempre caratterizzato, in questa città e in questa regione, il rapporto fra il comune sentire e la memoria della Resistenza, di cui gli enti locali sono stati interpreti attenti, hanno altresì costituito la vera ragion d’essere di questo istituto storico e hanno rappresentato uno stimolo potente alla sua azione nel campo della ricerca, della didattica con le scuole e per le scuole, della diffusione della cultura storica, dell’organizzazione e del rinnovamento dei servizi culturali. E proprio quel contesto e quel clima culturale hanno stimolato il sorgere nella stessa sede, nel corso degli anni, di altri istituti di cultura storica e storico-didattica che, muovendo dalla condivisione dei medesimi valori ideali – l’antifascismo, la considerazione della rilevanza della lotta di liberazione nella storia italiana del ‘900, l’interesse crescente per la storia della democrazia repubblicana - si sono rivolti ad ambiti tematici o territoriali più specifici, coinvolgendo una “utenza” nuova e rendendo più articolata e aggiornata l’offerta culturale. Da questa sorta di “gemmazione” sono sorti via via l’Istituto provinciale di storia della Resistenza “Luciano Bergonzini” (Isrebo), che si è particolarmente dedicato al lavoro didattico nelle scuole e con gli insegnanti e ha esplorato a fondo il terreno della ricerca storica su questo territorio, anche per rispondere a una “domanda di storia” sempre più diffusa nelle comunità locali; il Landis – Laboratorio nazionale per la didattica della storia – che è da anni punto di riferimento della ricerca didattica in questo settore, intrecciando il lavoro teorico con la sperimentazione nelle scuole e la formazione degli insegnanti, e facendosi promotore delle nuove forme di insegnamento/apprendimento della disciplina, sintetizzabili nell’esperienza del “laboratorio di storia”; e il Centro di documentazione storico-politica sullo stragismo (Cedost) - nato per volontà del “Parri” e dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna – che ha avviato un prezioso lavoro di raccolta della documentazione, di ricostruzione storica, di divulgazione e soprattutto di formazione rivolta a studenti di ogni grado, dalle scuole elementari all’università, sul tema, complesso e cruciale per la storia dell’Italia democratica, della violenza politica e terroristica e della “memoria collettiva” che ne è scaturita.

Questi istituti, dopo avere operato per molti anni muovendosi in piena autonomia oppure dando vita a iniziative comuni (specialmente nell’ambito dell’azione didattica), hanno avviato al loro interno, in una stagione particolarmente critica per la vita del Paese e per quella delle istituzioni culturali pubbliche o di pubblico interesse, un dibattito sulle funzioni, le prospettive e i fondamenti stessi (civili, culturali, “pubblici”) della loro esistenza e della loro azione, in larga misura fondata sull’apporto volontario di studiosi e di docenti che hanno sempre costituito il nerbo di queste istituzioni a base associativa. Si sono poste in discussione, da un lato, le ragioni dell’autonomia, della specificità di funzioni, delle utenze e delle pubbliche istituzioni di riferimento, in una parola della storia dei singoli istituti raccolti in via S.Isaia 18 (dove ha sede anche il piccolo, ma significativo Museo di storia della Resistenza e dell’Antifascismo); dall’altro quelle che spingono, in questa congiuntura storica, istituti così ricchi di affinità, spesso tra loro collegati anche attraverso i gruppi dirigenti, oltre che nell’azione quotidiana, a unire le loro sorti in unico assetto istituzionale, in grado di potenziare, arricchire articolare meglio l’offerta culturale nelle sue diverse forme, divenendo così interlocutori più facilmente riconoscibili da parte delle altre istituzioni culturali e delle pubbliche amministrazioni, oltre che, naturalmente, da parte dei cittadini che, in quanto utenti del servizio, rappresentano la vera ragione dell’esistenza di questi organismi. Ha prevalso questa seconda via, all’insegna di una forte assunzione collettiva di responsabilità nei confronti delle istituzioni politico-amministrative che governano questo territorio e dalle quali dipendono la vita e le condizioni di operatività di questi istituti storici e, naturalmente, nei confronti della società civile, e in particolare del mondo della scuola, al cui servizio hanno sempre ritenuto di operare. Nell’alveo istituzionale dell’Istituto Parri si sono dunque raccolti gli altri tre istituti, arricchendolo e potenziandone qualità della ricerca storica e del servizio culturale. Ne è scaturito, in sostanza, un istituto rinnovato che intende mettere a frutto la pluralità di competenze e di esperienze che lo contraddistinguono: dal consistente patrimonio bibliotecario e archivistico alla capacità di fare ricerca storica in prospettiva locale come sulle grandi tematiche novecentesche, dai nessi fra storia e media audiovisivi esplorati a livello europeo alla gran mole di lavoro di formazione, anch’esso condotto sia su scala locale che internazionale, sul terreno delle metodologie didattiche come su quello dei grandi temi della storia repubblicana che ancora stentano a imporsi nella pratica dell’insegnamento scolastico. Lo statuto che qui viene presentato è la sanzione formale di questa trasformazione.

Art. 1

La precedente denominazione di Istituto Storico Parri Emilia Romagna è mutata in “Istituto per la storia e le memorie del Novecento Parri E-R”

Esso fa parte, in qualità di socio, dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia "Ferruccio Parri". 

Art. 2

L’Istituto svolge attività di ricerca, formazione, conservazione e promozione del patrimonio culturale e della conoscenza della storia dell’età contemporanea. Fonda la propria attività sui valori ispiratori dell’antifascismo e della Resistenza, su quelli espressi nella Costituzione della Repubblica Italiana, e fa propri gli ideali di democrazia, libertà e pluralismo culturale con la finalità di rispondere al bisogno diffuso di conoscenza storica e di educazione a una cittadinanza consapevole, attraverso la riflessione storico-sociale e le metodologie e la pratica della didattica della storia.

Art. 3

Sono compiti dell’Istituto

a.   promuovere, anche in accordo e in collaborazione con altri, studi e ricerche di storia contemporanea, sia in ambito locale e regionale, sia nazionale;

b.   raccogliere, conservare e valorizzare le fonti per la storia contemporanea, con particolare attenzione alla storia del movimento di liberazione in Emilia-Romagna, dell'antifascismo e dell'età repubblicana;

c.   svolgere attività di pubblico servizio culturale e di divulgazione storica;

d.   svolgere attività di formazione e aggiornamento dei docenti, di ricerca, mediazione e consulenza didattica, anche in collaborazione o in convenzione con gli enti locali, le istituzioni scolastiche, e con il mondo della scuola e della formazione.

Art. 4    

L'Istituto è ordinato su base associativa e rappresentativa.

Possono essere soci ordinari dell’istituto singoli cittadini, associazioni e Enti che condividono le finalità espresse nel presente Statuto, La qualità di associato dà diritto a intervenire nelle assemblee dell’Istituto e a esprimere il proprio voto, nonché partecipare a tutte le attività promosse dallo stesso. Le adesioni sono deliberate dall’Assemblea dei soci.

La qualità di socio si perde per fatti incompatibili con il rispetto degli scopi del presente statuto o per il mancato pagamento della quota.

Sono Soci di diritto nella persona del proprio legale rappresentante (o di un suo delegato):

a.      le associazioni partigiane Anpi, Fiap e Fvl;

b.      la Regione Emilia-Romagna;

c.      il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;

d.      le città capoluogo di provincia;

e.   i Comuni della regione decorati al valore militare e civile della Resistenza, o loro delegati;

f     la Soprintendenza Archivistica per l’Emilia-Romagna;

g.   gli istituti Storici locali della Resistenza;

h.   l’Istituto Alcide Cervi, il Museo della deportazione con sede a Carpi, il Museo della battaglia del Senio con sede ad Alfonsine, il Parco storico di Monte Sole, la Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, il Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto, la Casa Oriani, la Fondazione Fossoli,

i.    le Università della regione.

Art. 5    

I soci ordinari sono tenuti a pagare la quota annuale fissata dal Consiglio di indirizzo su proposta del Consiglio di Amministrazione.

Art. 6    

Sono organi dell'Istituto:

a.     l'Assemblea dei Soci;

b.   il Consiglio di Indirizzo

c.   il Consiglio di Amministrazione;

d.   il Presidente;

e.   il Collegio dei Revisori dei conti.

Tutte le cariche sono gratuite

Art. 7    

L'Assemblea dei Soci:

a.   definisce gli orientamenti dell'attività dell'Istituto, anche secondo programmi pluriennali;

b.   vota i bilanci preventivo e consuntivo;

c.   elegge i membri elettivi del Consiglio di Indirizzo;

d.   nomina il Collegio dei Revisori dei conti, salvo il presidente che è nominato dalla Regione Emilia-Romagna;

e.   delibera le modificazioni dello Statuto.

f.    decide l'accettazione di nuovi soci ai e l’esclusione dei soci ai sensi dell'art. 5;

Si riunisce in seduta ordinaria almeno una volta l'anno e quando lo ritenga necessario il consiglio direttivo o ne faccia richiesta motivata un quarto dei soci.

L'assemblea è validamente costituita in prima convocazione quando sia presente la metà più uno dei soci, ed in seconda convocazione, che non potrà avere luogo lo stesso giorno della prima, qualunque sia il numero dei presenti, purché ne sia dato il preavviso nel foglio di convocazione.

Le deliberazioni sono assunte a maggioranza assoluta dei presenti salvo per le modifiche dello statuto per le quali occorre la maggioranza dei due terzi dei presenti.

Sono ammesse deleghe tra soci, con un massimo di una per ogni socio.

Art. 8    

Il Consiglio di Indirizzo è composto fino a 21 membri scelti tra personalità del mondo scientifico e culturale, operatori del settore pubblico e privato con significative esperienze nei campi di competenza dell'Istituto. Di essi due sono nominati dalla Regione Emilia-Romagna, due dal Comune di Bologna, uno dall'Università di Bologna, e uno dalle Associazioni partigiane. I restanti membri sono eletti dall'Assemblea dei soci.

I membri elettivi del Consiglio di Indirizzo dimissionari o comunque impediti in modo permanente a partecipare all'attività dell'Istituto vengono sostituiti mediante cooptazione. I membri così cooptati scadono allo scadere del consiglio che li ha nominati.

Il Consiglio di Indirizzo si riunisce almeno tre volte l’anno e comunque tutte le volte che il Presidente lo ritenga opportuno, è convocato dal Presidente dell’Istituto o quando ne faccia richiesta scritta un terzo dei suoi componenti.

Il Consiglio di Indirizzo delibera validamente con la maggioranza dei suoi membri.

Il Consiglio di Indirizzo dura in carica 3 anni.

Art. 9    

Spetta al Consiglio di Indirizzo:

a.   l’elaborazione delle linee programmatiche alla luce degli indirizzi espressi dall’Assemblea dei Soci;

b.   garantire che l'operato dell'Istituto sia sempre ispirato agli scopi e ai valori indicati all'art. 2;

c.   la nomina e la revoca del Presidente dell’Istituto;

d.   la nomina e la revoca del Vicepresidente dell’Istituto;

e.   la nomina de Consiglio di Amministrazione;

f.    esprimere un parere consuntivo sul bilancio dell’Istituto predisposto dal CdA;

g.   la nomina dei componenti di un eventuale Comitato Scientifico dell’Istituto;

h.   fissare l’entità delle quote associative su proposta del Consiglio di Amministrazione.

Art. 10   

Il Consiglio di Amministrazione è composto dal Presidente dell’Istituto, dal Vicepresidente e da tre membri scelti tra personalità del mondo scientifico e culturale, operatori del settore pubblico e privato con significative esperienze nei campi di competenza dell'Istituto.

Alle sedute del Consiglio di Amministrazione possono essere invitate a partecipare senza diritto di voto fino a tre persone in ragione degli argomenti previsti dall’ordine del giorno.

Il Presidente, il vicepresidente e il Consiglio di Amministrazione durano in carica 3 anni. Sono rieleggibili per un solo mandato consecutivo.

Art.11   

Spettano al Consiglio di Amministrazione i compiti di gestione dell’Istituto, nell’ambito degli indirizzi fissati dall’Assemblea dei Soci e dei programmi e delle priorità stabilite dal Consiglio di Indirizzo.

In particolare, il Consiglio di Amministrazione ha le seguenti competenze:

a.   l’amministrazione ordinaria e straordinaria dell’Istituto, tranne le trasformazioni e le fusioni, lo scioglimento e la messa in liquidazione dell’Istituto, materie che competono all’Assemblea dei Soci;

b.   nominare la Direzione composta dai responsabili dei settori di attività.  I loro compiti saranno definiti da un apposito regolamento, che potrà prevedere il coordinamento da parte di uno dei suoi membri.

c.   curare l'esecuzione delle deliberazioni dell'Assemblea dei Soci e del Consiglio di Indirizzo, secondo le direttive da questo ricevute, elaborare programmi e piani per l'attività scientifica ed editoriale;

d.   proporre l’entità delle quote associative al Consiglio di Indirizzo;

e.   predisporre i bilanci preventivo e consuntivo, nonché la relazione morale;

f.    deliberare i regolamenti interni;

g.   deliberare sui dipendenti, e stipulare contratti di collaborazione e di consulenza;

h.   la costituzione di commissioni di lavoro dell’Istituto, fissandone la composizione, i compiti, la durata e nominandone i rispettivi coordinatori;

l.    nominare i rappresentanti dell'Istituto presso altri enti;

m.  compiere tutti gli atti che ritenga opportuni per lo svolgimento dell'attività dell'Istituto e per l'attuazione dei suoi scopi e che non siano di competenza dell’Assemblea dei soci o del Consiglio di Indirizzo.

Art. 12

Il Consiglio di Amministrazione si riunisce almeno quattrovolte all'anno e comunque tutte le volte che il presidente lo ritenga opportuno o ne sia fatta richiesta scritta da almeno due membri.

Il consiglio delibera validamente con la maggioranza dei suoi membri, in caso di parità prevale il voto del presidente.

Art. 13

Il Presidente ha la legale rappresentanza dell'Istituto. Presiede l’Assemblea dei soci, il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di Indirizzo.

In casi di urgenza può assumere provvedimenti di competenza del Consiglio di Amministrazione, con l'obbligo di sottoporli allo stesso nella prima riunione successiva.

In caso di sua assenza o impedimento le funzioni sono esercitate dal Vicepresidente e, in assenza di questo, dal componente più anziano del CdA.

Convoca l’Assemblea dei soci e il Consiglio di Indirizzo e ne fissa l’ordine del giorno.

Art. 14

Il Collegio dei Revisori dei conti è nominato ai sensi dell'art. 7 e dura in carica 3 anni.

Accerta la regolarità delle scritture e delle operazioni contabili, effettua riscontri di cassa, controlla le risultanze dei bilanci preventivo e consuntivo, riferendone all'assemblea dei soci.

Art. 15

L'Istituto può avvalersi di personale dipendente, di collaboratori, di consulenti e di borsisti. Può avvalersi altresì di comandati e distaccati da enti pubblici e privati per impiegarli in attività inerenti ai loro profili professionali.

Art. 16 

Il patrimonio dell'Istituto è costituito da:

a.   il patrimonio librario e documentario su qualsiasi supporto;

b.   le attrezzature e gli arredi di cui è dotato;

c.   lasciti e donazioni;

d.   le quote dei soci;

e.   i contributi assegnati dalla Regione Emilia Romagna e da altri enti pubblici ai sensi della legislazione in vigore;

f.    il contributo assegnato dall'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia;

g.   contributi di altri enti e persone;

h.   proventi dell'attività dell'Istituto.

Art. 18

Lo scioglimento dell'Istituto può essere deliberato solo con il voto di almeno due terzi dei soci.

Con la deliberazione di scioglimento l'assemblea dei soci decide sulla devoluzione delle attività sociali, salvi i diritti dell'Archivio di Stato ai sensi di legge.

Art. 19

L'anno sociale decorre dall'1 gennaio al 31 dicembre.

 

 

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