Ottant’anni fa, la Repubblica Italiana prende forma attorno a una nuova idea di cittadinanza. Il 2 giugno 1946, milioni di donne italiane partecipano per la prima volta a una scelta fondativa: il loro voto non è solo un atto politico, ma il coronamento di decenni di battaglie per il suffragio universale e il riconoscimento della piena dignità civile.
La cittadinanza rappresenta uno dei pilastri su cui poggia l’architettura repubblicana. Tuttavia, non va intesa come un concetto statico, bensì come un processo dinamico capace di trasformarsi insieme alla società. Un punto di svolta cruciale avviene nel 1992, quando il Trattato di Maastricht introduce la cittadinanza europea, sovrapponendo alla dimensione nazionale una nuova identità sovranazionale.
Oggi, la pressione dei flussi migratori e i profondi mutamenti demografici impongono una riflessione sull’adeguatezza del quadro normativo attuale. La Legge n. 91 del 1992 è ancora in grado di interpretare le dinamiche di una società multiculturale? Il dibattito resta aperto su questioni fondamentali per la tenuta del tessuto sociale.
Come valorizzare il percorso degli studenti di origine straniera che crescono e si formano nelle nostre scuole? Quali strumenti adottare per includere pienamente i lavoratori non cittadini che partecipano attivamente alla crescita economica del Paese? Ripensare la cittadinanza oggi significa decidere come accogliere e riconoscere chi, nei fatti, abita e costruisce ogni giorno il futuro della nostra Repubblica.
Ne parliamo con:
Marialuisa Lucia Sergio
Storia contemporanea, Università Roma Tre
Veronica Ricciardi
Pedagogia, Università Roma Tre
Federico Casolari
Diritto europeo, Università di Bologna
Diletta Tega
Diritto costituzionale, Università di Bologna
Moderano
Agnese Portincasa, Enrico Verdolini
Istituto Storico Parri – Bologna Metropolitana
